di Robert Todd Carroll

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Versione italiana a cura di Dario Ventra
©2003

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AROMATERAPIA

Il termine aromaterapia fu coniato dal chimico francese René Maurice Gattefossé negli anni ’20 del secolo scorso, per denotare l’impiego a fini terapeutici di olii essenziali vegetali estratti da piante, fiori, semi, radici, ecc. Il termine in effetti è un pò fuorviante, poiché le essenze tratte da olii, sia di origine naturale che sintetica, generalmente non sono di per sé terapeutiche. Tali aromi sono impiegati per identificare gli olii, per determinarne la qualità, ma non producono direttamente alcuna guarigione. È invece l’”essenza” dell’olio, ovvero le sue proprietà chimiche, a conferirgli qualunque potere terapeutico esso eventualmente abbia. In aromaterapia sono inoltre usati occasionalmente anche i vapori prodotti a partire da tali olii. Normalmente l’olio è spalmato sulla pelle o ingerito con un tè o un altro tipo di infuso, e certi terapisti suggeriscono di cucinare con varie erbe ed essenze come parte dell’aromaterapia.

 Il potenziale di condurre a guarigione è, ovviamente, l’attrattiva principale dell’aromaterapia, nonché la questione di maggiore interesse per gli scettici. Si hanno pochissime evidenze in favore di tutto ciò che gli aromaterapisti affermano, e la maggiorparte del sostegno è solo in forma aneddotica, come il caso seguente: 

“Alcuni anni fa, volando dall’Europa verso l’India, il mio dito indice cominciò a dare violente fitte di dolore. Una spina vi si era conficcata due giorni prima, mentre potavo le mie rose, e si stava infettando. Immediatamente applicai l’olio dell’albero del tè sul dito, senza diluirlo. Nel tempo necessario ad arrivare a Bangalore, il gonfiore era quasi sparito e il dolore era cessato.” -- Daniele Ryman, Aromatherapy

Questo tipo di ragionamento post hoc abbonda in tutta la letteratura sulle medicine alternative. Sarebbero più convincenti degli studi di controllo come il seguente: 

“Il Prof.Tomas Riley, del Dipartimento di Microbiologia dell’Università di Washington, ha pubblicato un articolo su [... una rivista scientifica] dimostrando che l’olio dell’albero del tè uccide molti dei batteri in comuni casi di infezione, inclusi certi stafilococchi e streptococchi.” 

Quando si fanno riferimenti ad altri aromaterapisti, sono solitamente di questo genere: 

“Marguerite Maury ha prescritto l’essenza di rosa per la frigidità, ascrivendole proprietà afrodisiache. Ella considera la rosa anche un potente agente tonico per quelle donne che soffrono di depressione.”

-- Daniele Ryman, Aromatherapy 

Simili testimonianze non incontrano mai alcuno scetticismo, né suscitano la curiosità di verificare quali siano le prove favorevoli: le si passa semplicemente come valide, con un atto di fede.

 A parte l’esperienza personale, il solo genere di ricerca cui gli aromaterapisti siano interessati è la lettura di ciò che loro colleghi hanno riportato o desunto su piante ed essenze varie. Prescrittori e venditori di prodotti aromaterapeutici paiono sistematicamente indifferenti al controllo scientifico delle proprie affermazioni, molte delle quali sono effettivamente di tipo empirico e potrebbero quindi essere testate. Naturalmente diversi aromaterapisti fanno anche affermazioni non verificabili, come quelle secondo cui alcune essenze possono influire sull’interiorità, riequilibrare i chakra e ridare armonia al loro flusso energetico, riportandoci al “nostro centro” e contribuendo alla crescita spirituale. Si dice che l’aromaterapia recuperi o migliori non solo la salute fisica, ma anche quella emotiva, mentale e spirituale, ma molte affermazioni del genere sono sostanzialmente non verificabili, facendo parte della mitologia New Age, e non portano ad alcuna ipotesi realmente utile o significativa.

 Qualora gli aromaterapisti entrino in dibattiti professionali su questioni empiriche, solitamente questi riguardano la presupposta superiorità o meno degli olii naturali rispetto a quelli sintetici, anche se di nuovo non troviamo mai riferimenti ad alcuno studio in ambito scientifico. Il modo in cui Daniele Ryman tratta l’argomento dell’olio di lavanda è abbastanza tipico: suo libro, Aromatherapy, ci offre informazioni storiche e botaniche sulla pianta, includendo un’affermazione di Matthiole, botanico del XVI secolo, secondo cui la lavanda sarebbe una panacea per l’epilessia, l’apoplessia, e vari disturbi mentali; ella ci riferisce anche che i principali costituenti dell’essenza di lavanda sono alcoli, fra cui il borneolo e il geraniolo, esteri, come geranile e linalile, e terpeni, come pinene e limonene; la lavanda conterrebbe anche un elevata quantità di fenoli con forti proprietà antisettiche ed antibiotiche, e viene osservato che, mentre molti olii essenziali possono essere altamente tossici, la lavanda è uno dei meno tossici. Viene inoltre riportato come la lavanda “sia frequentemente impiegata per ustioni e malattie della pelle”, che è “molto efficace nella cura di cistite, vaginite e leucorrea”, e che inoltre, come infuso per il tè, essa “è anche un buon tonico mattutino per i convalescenti, un digestivo, un trattamento per i reumatismi e pare anche per influenze e raffreddori”. Per la prevenzione delle vene varicose, la Ryman suggerisce di massaggiare le gambe con un unguento composto da tre gocce di olio di cipresso, due di olio di lavanda ed olio di limone e qualche grammo d’olio di soia: ma da nessuna parte troviamo riferimenti ad alcuno studio di controllo su tali affermazioni! Ora, è vero che espressioni quali “molto efficace” e “è buono” non hanno molto significato quantitativo, ma almeno non sono tanto ambigue quanto “aiuta” (che è quanto la Ryman riporta su come la lavanda, aggiunta al vostro bagno, agirà sulla cellulite). Pur tuttavia, credo che simili affermazioni possano essere meglio precisate, abbastanza da verificarle clinicamente, sebbene personalmente dubiti che la Ryman o altri aromaterapisti abbiano alcun interesse a fare ciò.

 Per qualche ragione, la Ryman non ci dice molto di quanto la lavanda possa essere usata contro lo stress. Comunque, in una sezione dedicata all’insonnia, scrive che “la lavanda è un narcotico leggero, raccomandabile per stress mentali e fisici.” Uno studio è stato condotto, anche se non citato dalla Ryman, comparando gli effetti di aromaterapia con lavanda, massaggio terapeutico e riposo su pazienti in cura intensiva: la conclusione era che il riposo fosse l’opzione migliore (Dunn).

 Io comunque non respingerei l’aromaterapia su due piedi. Quando sono raffreddato e ho il naso intasato uso Vicks VapoRub, una miscela di canfora, mentolo ed olio di eucaliptolo. Suppongo quindi, in quel caso, di praticare a tutti gli effetti dell’aromaterapia. Ma guardando come lavorano coloro che si definiscono aromaterapisti, devo concludere che si tratti di una pratica medica dal carattere pseudoscientifico, un misto di folclore, aneddotica, tentativi ed errori, spiritualismo della New Age e qualche testimonianza favorevole, per quanto non autorevole. Quello che veramente manca all’aromaterapia è la capacità critica di distinguere le verità dalle frottole!


Riferimenti bibliografici e sul Web

 

 

 

 

Last updated 11/21/10